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Pare che l’unica cosa che ha spinto gli Americani ad esultare dopo la vittoria di Barack Obama sia stato più vedere la splendida figlia Sasha – ormai decisamente cresciuta – su tutte le copertine delle testate americane piuttosto che il traguardo di questo presidente, che ha solo più una possibilità per convincere di nuovo gli statunitensi a dire “Yes we can”. Il detto che per noi Italiani assomiglierebbe di più a un tifo per una squadra di calcio, ha infatti portato il politico democratico – di cui per altro lo stesso Donald Trump si è rifiutato di riconoscere il certificato di nascita – a dare una speranza all’economia statunitense, a riformare la sanità e a salvare l’industria dell’auto. Obama si è venduto come il personaggio che tutti aspettavano, come l’eroe che spazzerà via il degrado burocratico e sociale firmato dall’ultimo presidente e che darà anche all’ala repubblicana una tinta meno ottusa e radicale – cosa che per altro Romney, nonostante capostipite del partito, non si è mai impegnato a fare -. Il problema adesso è finirla con questo fare da prima donna che nella sua campagna politica in giro per gli Stati Uniti non faceva altro che lamentarsi di un afterhour che durava da più di 48 ore (com’è possibile che le ore erano sempre 48 e che non si era ancora preso un caffè? ); sarebbe necessario trovare un punto d’incontro con il partito di quell’altra donna, un po’ più mestruata e intransigente, che con le sue disastrose convention e gaffe nazionali, nonché con la sua bizzarra strategia di dichiararsi “una rigida conservatrice” – insabbiando le scelte moderate che l’hanno fatta diventare governatore del Massachussets -, non ha potuto che perdere, seppur arrivando molto vicina ai risultati del presidente. Credo che per gli Americani e il mondo sia necessario recuperare l’idealismo di una volta, come è necessario per me parlare dei due uomini più famosi al mondo come di due tipologie di donne non tanto bene accette, di cui una il capo supremo degli Stati Uniti d’America, per quanto riuscirà a “sottomettere” la rigidità repubblicana.

Obama vs Romney: il tema del lavoro al centro dell’uragano

Obama vs Romney è sfida aperta negli USA: il tema del lavoro e l’uragano Sandy gli argomenti principali della battaglia politica americana. A pochi giorni dal voto negli States impazza la guerra dei sondaggi, in attesa del verdetto finale.

A pochi giorni dal voto, negli Usa impazza la guerra dei sondaggi. Testa a testa fra il presidente Barack Obama e il candidato Mitt Romney. Il presidente in carica è in vantaggio in Virginia, Ohio e Florida, mentre il Colorado è ancora terra neutrale. I due candidati continuano a darsi battaglia, il tema del lavoro risulta il più importante di tutti: Obama coglie la palla al balzo: ”L’economia americana sta facendo progressi reali”, ha detto il presidente degli Stati Uniti infatti nel mese di ottobre in America si sono creati 171.000 nuovi posti di lavoro, è forse un caso per-elezione? Romney non molla e continua ad attaccare. Al rilancio dell’immagine di Obama a dispiacer mio, ci ha pensato anche l’uragano Sandy, il presidente con fermezza e determinazione ha gestito i soccorsi in maniera ottimale. Ormai tutto può accadere non ci resta che aspettare intanto potete consultare i web site di Obama e Romney in attesa del verdetto finale.

Hope

Post di Andrea Delbene