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Pare che l’unica cosa che ha spinto gli Americani ad esultare dopo la vittoria di Barack Obama sia stato più vedere la splendida figlia Sasha – ormai decisamente cresciuta – su tutte le copertine delle testate americane piuttosto che il traguardo di questo presidente, che ha solo più una possibilità per convincere di nuovo gli statunitensi a dire “Yes we can”. Il detto che per noi Italiani assomiglierebbe di più a un tifo per una squadra di calcio, ha infatti portato il politico democratico – di cui per altro lo stesso Donald Trump si è rifiutato di riconoscere il certificato di nascita – a dare una speranza all’economia statunitense, a riformare la sanità e a salvare l’industria dell’auto. Obama si è venduto come il personaggio che tutti aspettavano, come l’eroe che spazzerà via il degrado burocratico e sociale firmato dall’ultimo presidente e che darà anche all’ala repubblicana una tinta meno ottusa e radicale – cosa che per altro Romney, nonostante capostipite del partito, non si è mai impegnato a fare -. Il problema adesso è finirla con questo fare da prima donna che nella sua campagna politica in giro per gli Stati Uniti non faceva altro che lamentarsi di un afterhour che durava da più di 48 ore (com’è possibile che le ore erano sempre 48 e che non si era ancora preso un caffè? ); sarebbe necessario trovare un punto d’incontro con il partito di quell’altra donna, un po’ più mestruata e intransigente, che con le sue disastrose convention e gaffe nazionali, nonché con la sua bizzarra strategia di dichiararsi “una rigida conservatrice” – insabbiando le scelte moderate che l’hanno fatta diventare governatore del Massachussets -, non ha potuto che perdere, seppur arrivando molto vicina ai risultati del presidente. Credo che per gli Americani e il mondo sia necessario recuperare l’idealismo di una volta, come è necessario per me parlare dei due uomini più famosi al mondo come di due tipologie di donne non tanto bene accette, di cui una il capo supremo degli Stati Uniti d’America, per quanto riuscirà a “sottomettere” la rigidità repubblicana.

Sandy: record di tweet per l’uragano

Tra sabato 27 ottobre e giovedì primo novembre, Twitter è stato monopolizzato dalla parola “Sandy”. Lo afferma lo stesso social network fondato da Jack Dorsey, sottolineando che nell’ultima settimana gli utenti hanno inviato oltre 20 milioni di tweet.

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L’uragano Sandy che ha colpito gli Stati Uniti in questi ultimi giorni è stato il topic più discusso e seguito da milioni di persone sui social networks quali Facebook e Twitter. Proprio su quest’ultimo i cittadini colpiti dall’uragano hanno twittato oltre 20 milioni di messaggi con gli hashtag “Sandy“e “uragano” e non si sono limitati solo a scrivere, ma hanno scattato centinaia di fotografie per mostrarle al mondo.
Ecco l’impatto di un social network quale Twitter nella comunicazione di un disastro o di un evento a livello mondiale al giorno d’oggi.
 
Le maggiori testate giornalistiche e reti televisive riescono a darci solo un quadro generale della situazione, mentre grazie ai social network c’è la possibilità di condividere al mondo con un semplice tweet la propria esperienza, la propria situazione per apprendere realmente come ogni singola persona sta vivendo l’accaduto. Diviene così un canale diretto per tutte le persone che vogliono sapere e conoscere, scambiarsi consigli o solamente parole di conforto, perchè in certe occasioni è importante sapere di avere qualcuno che legge e riflette su problemi davvero importanti.
 
 
Andrea Carpenè