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Il Couchsurfing: “l’arte di scroccare le vacanze” , Chiara Zangelmi

Con la crisi finanziaria mondiale e il sistema economico sempre più inefficiente, stanno venendo fuori sempre più strumenti che permettano di vivere bene a poco; e non sto parlando delle offerte 2×1 al supermercato. Le aziende si sono inizialmente messe in affari con il Bike Sharing, che non c’era fino agli anni ’90, per poi arrivare allo streaming televisivo sul computer e culminare nelle università online, garantendo con un click dei privilegi a persone che prima non se lo potevano permettere. Tutto è diventato community, tutto è diventato condivisione e web: ormai si può rimanere seduti su una sedia e fare/organizzare/prenotare una vastissima gamma di attività. La crisi principale del mondo astratto dell’era digitale è stata la perdita dei contatti umani, il piacere delle discussioni e dell’aria aperta, fino in certi casi a far perdere la concretezza del tutto.

 

Adesso è arrivato un nuovo modo per combinare web e cultura, web e concretezza, web e “umanità”, web e “cheap”. I pacchetti di viaggio last minute e i voli low cost si concludono adesso con un bel Couch Surfing. Il Couch Surfing (da couchsurfing.com) è un nuovo trend nato a San Francisco da una società omonima, la quale l’ha inventato per garantire a persone poco abbienti esperienze culturali in giro per il mondo che possano anche supplire all’ottusità mentale e alle lacune sociali che molti hanno, nonché ai problemi finanziari che allarmano il pianeta. Prendendo tre piccioni con una fava, con il termine “Couch Surfing” s’intende il “surfare” in qualunque stanza o posto della casa una persona ti offra gratuitamente nella sua città in qualità di ospitante, al fine di permetterti di entrare a contatto con una cultura diversa e allargare i tuoi orizzonti.

 

Come ogni cosa anche il Couch Surfing ha i propri lati negativi: si organizza tutto su internet attraverso un sito apposito, che però non trasmette a un target più adulto né affidabilità né facilità d’azione (ci si ricordi dell’incapacità di alcuni adulti nell’usare il computer).

Il sito internet è comunque una community a tutti gli effetti, dove tramite un profilo puoi decidere se essere ospitante o ospite, mettere le tue foto e spiegare la tua situazione (posso ospitare/momentaneamente non posso).

 

Solitamente le persone sono diffidenti nei confronti di questi sistemi di conoscenza, ma sul sito è più volte specificato di non farne altro uso oltre quello culturale. Un percorso di conoscenza che assicura che le persone con cui si entra a contatto siano esistenti (Facebook, Twitter, foto e indirizzo) assicura ai globetrotter un esperienza a mio avviso indimenticabile per persone di tutte le età. Oltre che non essere costretti a seguire le abitudini dell’ospitante, il couchsurfer ha offerta su un piatto d’argento la possibilità di visitare intere città con il portafoglio mezzo vuoto, potendosi concentrare di più sull’aspetto esplorativo che logistico del viaggio. A questo proposito consiglio la rubrica Couchsurfing Tour di Gabriele Galimberti su D Donna, al fine di farsi un idea più vivida.