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Bel Air, Lana Del Rey tutto fumo

In concomitanza con l’uscita della paradise edition del suo album “born to die” Lana Del Rey rilascia anticipatamente la canzone “Bel Air”, flop?

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Fonte: lyricsvideoclips.com

Appena pubblicata la nuova canzone tratta dal Paradise edition del suo ultimo album con videoclip allegato non abbiamo potuto fare a meno di darci un ascolto, per restare informati sulle ultime relases alternative e non. Ho definito Lana Del Rey non alternativa perchè purtroppo ci conferma sempre più di essere stata vittima della commercializzazione, senza forse una gran bella trovata la sua. Con Bel Air l’aggettivo “fumosa” fa al caso nostro e nel videoclip la cantante/modella/direttrice creativa dà conferma fornendoci la propia immagine traslata nei diversi colori ed immersa nel fumo. Un’uscita piuttosto labile sia dal punto di vista musicale che video dove la cantante rievoca i tempi di Summertime Sadness finendo per fornirci una brutta copia dello stesso. Il suo campo d’azione ormai è ben definito nei brani ed il rischio ora è quello che finisca i clichè dell’epoca vintage per catapultarsi in un altra era altrettando in voga, quella della banalità.

Elia Pittavino

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Pare che l’unica cosa che ha spinto gli Americani ad esultare dopo la vittoria di Barack Obama sia stato più vedere la splendida figlia Sasha – ormai decisamente cresciuta – su tutte le copertine delle testate americane piuttosto che il traguardo di questo presidente, che ha solo più una possibilità per convincere di nuovo gli statunitensi a dire “Yes we can”. Il detto che per noi Italiani assomiglierebbe di più a un tifo per una squadra di calcio, ha infatti portato il politico democratico – di cui per altro lo stesso Donald Trump si è rifiutato di riconoscere il certificato di nascita – a dare una speranza all’economia statunitense, a riformare la sanità e a salvare l’industria dell’auto. Obama si è venduto come il personaggio che tutti aspettavano, come l’eroe che spazzerà via il degrado burocratico e sociale firmato dall’ultimo presidente e che darà anche all’ala repubblicana una tinta meno ottusa e radicale – cosa che per altro Romney, nonostante capostipite del partito, non si è mai impegnato a fare -. Il problema adesso è finirla con questo fare da prima donna che nella sua campagna politica in giro per gli Stati Uniti non faceva altro che lamentarsi di un afterhour che durava da più di 48 ore (com’è possibile che le ore erano sempre 48 e che non si era ancora preso un caffè? ); sarebbe necessario trovare un punto d’incontro con il partito di quell’altra donna, un po’ più mestruata e intransigente, che con le sue disastrose convention e gaffe nazionali, nonché con la sua bizzarra strategia di dichiararsi “una rigida conservatrice” – insabbiando le scelte moderate che l’hanno fatta diventare governatore del Massachussets -, non ha potuto che perdere, seppur arrivando molto vicina ai risultati del presidente. Credo che per gli Americani e il mondo sia necessario recuperare l’idealismo di una volta, come è necessario per me parlare dei due uomini più famosi al mondo come di due tipologie di donne non tanto bene accette, di cui una il capo supremo degli Stati Uniti d’America, per quanto riuscirà a “sottomettere” la rigidità repubblicana.